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#1
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Salve a tutti il newsgroup.
Mi è capitato più volte di dover assistere ad evidenti incongruenze tra il prezzo esposto sul cartellino indicante il prodotto - ad esempio, al supermercato, e quello che poi viene rilevato dal passaggio dell'articolo alla lettura del codice a barre alla cassa. Ad esempio, il prezzo viene maggiorato alla cassa di un 20% rispetto a quello esposto sullo scaffale (l'incongruenza spesso viene constatata dall'addetto al reparto). E' possibile da parte del consumatore, far valere la propria "buona fede" ed esigere da parte della direzione del supermercato, l'applicazione del prezzo esposto - e non piuttosto, quello rilevato dalla lettura alla cassa? Grazie infinite ed un caro saluto. |
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#2
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On Mon, 19 Apr 2010 12:52:55 +0200, in it.discussioni.consumatori.tutela
"Nathan" wrote: >possibile da parte del consumatore, far valere la propria "buona fede" ed >esigere da parte della direzione del supermercato, l'applicazione del >prezzo esposto - e non piuttosto, quello rilevato dalla lettura alla cassa? > Certo che si. E non di "buona fede" si tratta, ma -in generale- di diritto. Saluti, Mamo |
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#3
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Ma certo! il prezzo esposto è vincolante!
fallo presente in cassa, non avranno altra scelta che verificare e capitolare se il caso... ......sai quante volte m'è capitato..... ciao.! Lo |
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#4
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lunedì 19/04/2010 13.32, *Loris_ro* ha scritto:
[cut] > Ma certo! il prezzo esposto è vincolante! Così a parole è più facile a dirsi che a farsi. Giusto per farti un esempio pratico, l'altro giorno mi sono recato all'EURONICS di Ragusa, avendo notato un DVD all'apparente prezzo di 9,90 (e nota bene, tutti gli stessi articoli riportavano lo stesso identico prezzo), recandomi alla cassa mi vedo accreditare l'articolo a 19,90. Ho cercato di far valere il mio diritto ad acquistare l'articolo a 9,90 ma il capo reparto ha insistito dicendo che dovevo acquistarlo a 19,90 perchè il prezzo battuto alla cassa e non *il prezzo esposto*, fanno fede, mentre io asserisco esattamente il contrario. Ebbene, mi chiedevo quale fosse la normativa vigente in materia. Certamente, il buon senso dice che a fare fede è il prezzo esposto e constatato dalla cassiera, e non quello rilevato al computer della cassa. Ma che strumenti ho in mano per far valere questo legittimo diritto? Ciao e grazie della gentile risposta. |
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#5
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lunedì 19/04/2010 13.32, *Loris_ro* ha scritto:
[cut] > Ma certo! il prezzo esposto è vincolante! Allora da quello che leggo in giro, a norma dell'articolo 1336 del codice civile, vincolante dovrebbe essere il *prezzo esposto*, ma a quanto pare dall'introduzione nei supermercati ed in genere, nelle vendite al dettaglio del *codice a barre*, il negoziante non sarebbe più vincolato ad esporre il prezzo nel singolo articolo, e così si viene a creare una incongruenza ed un *vuoto legislativo* perchè a fare fede è il codice a barre ed il contratto viene *perfezionato* solo al momento della battitura alla cassa. Quindi il consumatore dovrebbe essere obbligato alla verifica del prezzo solo alla cassa e non allo scaffale, il che mi pare palesemente assurdo. Insomma esiste una discrepanza tra il prezzo esposto - non più associato al singolo articolo, ed il valore numerico del prezzo (non rilevabile dal consumatore) associato al codice a barre che viene letto esclusivamente alla cassa. Come al solito, incongruenza che poi si viene a ritorcere contro il consumatore. Secondo me, si dovrebbe obbligare per legge a riportare il prezzo sul singolo articolo e non vagamente associato ad una etichetta "vagante" sullo scaffale. Un caro saluto a tutti. |
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#6
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bah io so che fino ad ora mi bastava ripetere con fermezza che "il prezzo
esposto è vicolante lo sanno anche i bambini!" e mi davano semrpe ragione tranne nei casi in cui sono riusciti a dimostrare che il prodotto descritto dal prezzoe sposto non era quello che avevo in mano e giustificanosi che certa gente prendeva qualcosa e posava nello spazio non corrispondente.... direi cmq che il codice al consumo dica tutto ciò che serve: http://www.sosconsumatori.it/consigli_acquisti.htm quì dice che il prezzo esposto è vincolante secondo D.L. n.114/1998 e art.1446 Codice Civile in ongi caso basta rifiutarsi di comprare qualora non accettino di appicarti il prezzo magari prima di arrivare a tanto puoi minacciarli di (e poi farlo) di chiamare il 117 della gdf. ciao. Lo |
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#7
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> Così a parole è più facile a dirsi che a farsi. Giusto per farti unesempio
> pratico, l'altro giorno mi sono recato all'EURONICS di Ragusa, avendo > notato un DVD all'apparente prezzo di 9,90 (e nota bene, tutti gli stessi > articoli riportavano lo stesso identico prezzo), recandomi alla cassa mi > vedo accreditare l'articolo a 19,90. Ho cercato di far valere il mio > diritto ad acquistare l'articolo a 9,90 ma il capo reparto ha insistito > dicendo che dovevo acquistarlo a 19,90 perchè il prezzo battuto alla cassa > e non *il prezzo esposto*, fanno fede, mentre io asserisco esattamente il > contrario. Ebbene, mi chiedevo quale fosse la normativa vigente in materia. > Certamente, il buon senso dice che a fare fede è il prezzo esposto e > constatato dalla cassiera, e non quello rilevato al computer della cassa. > Ma che strumenti ho in mano per far valere questo legittimo diritto? > Ciao e grazie della gentile risposta. > > -- > < Nathan > ~ scottexpak...@gmail.com > la mia libreria su aNobii > [..] > Attenzione: questo post non verrà archiviato su Google Groups. a quel punto glielo lasci e te ne vai. Mi e' capitato varie volte questo problema, in genere mi viene riconosciuto il prezzo esposto, se pero' non e' cosi' gli dico che a quel prezzo non intendo fare l'acquisto (alzando un po' la voce perche' gli altri clienti sentano, ma senza urlare o fare scenate). In genere qui capitolano, anzi non ricordo neanche un caso in cui alla fine non abbiano ceduto. Un po' di tempo fa mi e' capitato un caso del genere in un supermercato in presenza di un ispettore. Il cassiere insisteva che era giusto il prezzo di cassa, ma una volta accertato che il prezzo esposto era inferiore, l'ispettore ha fatto una lavata di capo al cassiere sottolineando che il prezzo esposto fa fede |
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#8
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On Mon, 19 Apr 2010 13:40:29 +0200, in it.discussioni.consumatori.tutela
"Nathan" wrote: >dicendo che dovevo acquistarlo a 19,90 perchè il prezzo battuto alla cassa >e non *il prezzo esposto*, fanno fede, mentre io asserisco esattamente il Cazzate. Chiaro, se si vuole questionare, è bene avere "appoggi", ad esempio è ormai banale fotografare lo scaffale col cursore del prezzo e codice EAN. >contrario. Ebbene, mi chiedevo quale fosse la normativa vigente in materia. Offerta al pubblico. Un po' d'iniziativa non guasta. Guarda cosa viene fuori con alcune semplici chiavi di ricerca date in pasto ad un qualsiasi motore di ricerca? http://www.google.it/search?q=codice...ubblico+prezzo Saluti, Mamo |
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#9
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On Mon, 19 Apr 2010 13:54:41 +0200, in it.discussioni.consumatori.tutela
"Nathan" wrote: >civile, vincolante dovrebbe essere il *prezzo esposto*, ma a quanto pare >dall'introduzione nei supermercati ed in genere, nelle vendite al dettaglio >del *codice a barre*, il negoziante non sarebbe più vincolato ad esporre il >prezzo nel singolo articolo, e così si viene a creare una incongruenza ed Questa è la prima volta che la leggo; fonti? >un *vuoto legislativo* perchè a fare fede è il codice a barre ed il >contratto viene *perfezionato* solo al momento della battitura alla cassa. Esiste la _conclusione_ del contratto, il "perfezionamento" è quasi una invenzione. >contro il consumatore. Secondo me, si dovrebbe obbligare per legge a >riportare il prezzo sul singolo articolo e non vagamente associato ad una Ma infatti è così. Ci sono anche i regolamenti comunali. Saluti, Mamo |
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#10
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lunedì 19/04/2010 13.57, *fra* ha scritto:
[cut] > a quel punto glielo lasci e te ne vai. Infatti è quello che ho fatto. Ne deduco che i gestori del negozio non hanno a cuore gli interessi del consumatore e se ne sbattono allegramente di avere un cliente in meno. |
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#11
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On Mon, 19 Apr 2010 04:57:38 -0700 (PDT), in it.discussioni.consumatori.tutela
"fra" wrote: >presenza di un ispettore. Il cassiere insisteva che era giusto il >prezzo di cassa, ma una volta accertato che il prezzo esposto era >inferiore, l'ispettore ha fatto una lavata di capo al cassiere >sottolineando che il prezzo esposto fa fede Ci sono "insegne" (Leclerc) che si fanno un vanto di rimborsare il doppio della differenza tra prezzo esposto e prezzo risultante alla cassa, ora che mi ricordo. Saluti, Mamo |
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#12
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On Mon, 19 Apr 2010 14:09:42 +0200, in it.discussioni.consumatori.tutela
"Nathan" wrote: >consumatore e se ne sbattono allegramente di avere un cliente in meno. In Italia la prima legge del commerciante è: provarci, provarci, provarci E funzionerà sino a quando chi dovrebbe essere informato, preferisce abboccare. Saluti, Mamo |
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#13
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lunedì 19/04/2010 14.07, *Mamo (R)* ha scritto:
[cut] > Questa è la prima volta che la leggo; fonti? Nessuna fonte, dall'introduzione dei codici a barre il prezzo non viene più applicato sul singolo articolo, e questa è pratica comune quasi nel 90% degli esercizi da me frequentati. Vuoi che me ne vada in giro con una macchina fotografica? Succede che da una parte trovi l'articolo, e dall'altra il prezzo esposto. Il prezzo esposto sarebbe una sorta di tabella vagante per lo scaffale dove l'articolo si viene a trovare, quindi se per una ragione qualsiasi l'articolo e il prezzo sono... ondivaghi, per così dire, a fare fede è il codice a barre dove il prezzo viene associato solo alla cassa. Non è una trovata fantastica per l'esercente? Non si usa più la vecchia, tradizionale *etichettatura adesiva* sull'articolo esposto. Non mi pare di dire delle cose nuove, anzi quasi mai trovi l'articolo *con* il prezzo chiaramente associato sulla confezione stessa (o sull'etichetta). Ormai trovi esclusivamente *codici a barre* ed articolo esposto. Il prezzo lo indica una tabella che si trova da qualche parte sullo scaffale. Quindi non è strano che uno si possa recare alla cassa con l'articolo in mano ed un fantomatico prezzo che si trova da qualche parte sullo scaffale (e qui scattano le litigate con la cassiera di turno). Ecco, mi domandavo oltre a fare la voce grossa, quali altri strumenti legislativi mi trovavo tra le mani per far valere il diritto ad avere applicato il prezzo che si trova da qualche parte sullo scaffale (lo chiameremo: prezzo ondivago). Cmq grazie delle gentili risposte. |
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#14
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On Mon, 19 Apr 2010 14:17:37 +0200, in it.discussioni.consumatori.tutela
"Nathan" wrote: >Nessuna fonte, dall'introduzione dei codici a barre il prezzo non viene più >applicato sul singolo articolo, e questa è pratica comune quasi nel 90% >degli esercizi da me frequentati. Vuoi che me ne vada in giro con una Dicevo sul fatto che esista una norma in tal senso. >solo alla cassa. Non è una trovata fantastica per l'esercente? Non si usa >più la vecchia, tradizionale *etichettatura adesiva* sull'articolo esposto. AFAIK, come dicevo, il cartellino è spesso imposto dai regolamenti comunali relativi al commercio. >Ormai trovi esclusivamente *codici a barre* ed articolo esposto. Il prezzo >lo indica una tabella che si trova da qualche parte sullo scaffale. Quindi In genere, in questi casi, io vedo comunque riportata la referenza EAN. Con un minimo di pazienza, lassociazione è facile. >scattano le litigate con la cassiera di turno). Ecco, mi domandavo oltre a >fare la voce grossa, quali altri strumenti legislativi mi trovavo tra le >mani per far valere il diritto ad avere applicato il prezzo che si trova da >qualche parte sullo scaffale (lo chiameremo: prezzo ondivago). Io seguirei questa progressione: - verifica dell'esistenza di eventuali regolamenti comunali - se si, richiesta di intervento dell'agente di polizia annonaria (talvolta compito assolto dalla polizia municipale). - comunque: evitare il negozio in questione, e pessima pubblicità per loro. Saluti, Mamo |
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#15
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Mamo (R) ha pensato forte :
> Dicevo sul fatto che esista una norma in tal senso. io ho trovato info qui : http://snipurl.com/vm21v [www_centroconsumatori_it] > AFAIK, come dicevo, il cartellino è spesso imposto dai regolamenti comunali > relativi al commercio. infatti, sovente dribblato con l'esposizione del cartello 'vetrina in allestimento' per vari settori, ma il prezzo, nei supermercati, *deve* essere esposto su unica etichetta. Che poi sia 'ondivaga', può essere (per negligenza),ma in caso di incongruenza fra prezzo esposto e scontrino, i problemi sono del supermercato. Dove lavoro io, quando succede, il cliente viene rimborsato se il prezzo è eccedente o gli viene lasciata la merce a prezzo inferiore. |
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