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#1
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Esce oggi il mio romanzo "Qualcosa abbiamo fatto".
Qui su IBS: http://www.ibs.it/code/9788861651036...amo-fatto.html Qui su La Feltrinelli: http://www.lafeltrinelli.it/products...=0&cat1=1&prm= nel libro si parla anche di IAS, vecchio amore. vi incollo un estratto. abbacchi e braci fabritio ----------------- Internet. Quest?altra follia era cominciata nel '92, noi del prelavoro bazzicavamo il cosiddetto CVA, centro-vita-associativa, dove qualcuno organizzava le gite del personale amministrativo e distribuiva buoni-pasto ai Professori Ordinari. Il posto era nel seminterrato della Facoltà di Lettere, che a quel tempo divideva la sede con Giurisprudenza. Un mare di fica, sia detto per inciso. Immaginatevi un corridoio sotterraneo in stile Area 51, con le porte di balsa rossiccia, finiture color panna e da qualche parte il simbolo delle radiazioni sopra le mostre di alluminio anodizzato. Un luogo penoso, ma non per noialtri, la generazione cresciuta col Commodore 64 (38.911 basic bytes free) sulle scrivanie della cameretta, idolatri in pectore dell?archeo-informatica, futuri fanatici del retrocomputing. Internet a casa era una fiaba che ti raccontavano i fortunati sbarcati dall'America, un apologo a 3600 baud. Il sito del CERN di Ginevra sfavillava come la grotta di Alì Babà, ma il nostro corridoio nel seminterrato era tutto un polverume saturo di promesse tecnologiche. C?erano gli Intel 486, il massimo per quei tempi. E noi solcavamo la Rete, complici gli amici del CVA corrotti a tazzine di espresso. Si entrava nello studio sfoggiando un?aria decisamente avant-guard, con sottobraccio un Baudrillard o un Guy Debord. Totem-comic lo compravamo a turno e ce lo passavamo durante i rari pomeriggi in biblioteca. Io mi lasciavo guidare dalla sfrontata avidità intellettuale della matricola, grossolano per definizione, Windows 3.11 aveva File Manager, e si navigava con Mosaic. Due hamburger al centro commerciale e poi filati al CVA. Sapete, era molto prima di Supersize Me e abbastanza lontano da Un americano a Roma. Erano i tempi in cui Craxi accusava i suoi avversari di mariuolaggine, Cossiga delirava di governi presidenziali e su tutti incombevano i baffi da ratto del Dottor Sottile. Io tanto sottile non ero. Del resto era prima che leggessi Philip Roth. Saltiamo al 1999. Sostanzialmente non era cambiato nulla. Eravamo ancora tutti là (compresi i 486) nel seminterrato di Giurisprudenza, che intanto si era staccata da Lettere. Scendevamo le scale che portavano al CVA con la leggerezza trasognata degli apolidi, ma in verità eravamo un gruppo di profughi. La vita dell?ateneo prosperava di questa circolazione trans-facoltà. Noi di Lettere andavamo a Legge per navigare, quelli di Legge a Biologia perché c'era il bar coi tramezzini sempre freschi. Se eri iscritto a Medicina e volevi farti una partita a stecca dovevi saltare in macchina e attraversare l'asfalto casilino finché non sbattevi contro l'edificio di Matematica. Gli ingegneri si precipitavano a Lettere, attirati dall'incessante miraggio della passera. Nel reticolo di strade che collegavano i settori dell'ambizioso campus ogni tanto poteva succederti d'incontrare qualcuno che si era perso ? il solito sfigato di Economia. A quel tempo ancora ignoravo che un polisemico Nicola Torretta, prosatore doc dedito al più sfrenato gaddismo, macinasse chilometri di banda e salvasse i suoi racconti sui server del mio stesso provider. Dopotutto, ero distratto da sette anni di refugium peccatorum, un corso di studi scollato e rilassante, una sbandata mortale: innamorato delle vitellonerie accademiche, in corsa per mantenermi fuori dalla realtà. Avevo appena iniziato ad accarezzare l?idea della laurea, da lontano, tra i vapori della velleità, languido come un ritardatario simbolista, un bizantino modista fin de siècle, un tipo alla Charles Frederick Worth. Un bevitore d'assenzio. Intanto Nicola, che in Sicilia era ancora iscritto a Ingegneria, sgobbava sui testi di analisi, distillando notevoli quantità d'ispirazione mentre cercava di far spazio, in quella testa che straboccava di magnifici aggettivi, alla gravosa metafisica del calcolo integrale. Pubblicavamo racconti su un newsgroup di Usenet, fu là che ci conoscemmo. Fu là che Nicola mi propose di partecipare a ?Partenio?. All?università fervevano i giorni dello spasso, quiete studentesse scendevano dai Castelli Romani ogni mattino, come branchi di gazzelle contro il sole pallido d'inizio d'anno (accademico, of course), rigandosi i tacchi sulla breccia minuzza che ammantava i dintorni della Facoltà. E questo giorno che gradatamente si colmava d'incandescente meraviglia durava ormai da sette anni. Un dio della felicità ci possedeva. A quel tempo le gravi domande di un presente crucciato dall'invidia per quanti seppero darsi da fare, impegnare i talenti, spremerli goccia a goccia mentre io mi trascinavo in ridicole storie d?Amore all?ombra del Sapere, semplicemente non esistevano. A quel tempo non mi chiedevo se il libro di Alessandro Barbero avesse meritato il Premio Strega, non mi straziavo l'animo con dubbi tremendi e malinconici tipo: ma Piperno è più bello(w) di Roth? Spesso, corrugando la fronte sopra le pagine del Tractatus logico-philosophicus, pensavo a Internet e al problema della saturazione degli IP. Cosa mi avrebbe tratto dalle fanghiglie della sterilità creativa? La mia formazione comparatista piena di falle? O il mio far parte di una frizzante avanguardia letteraria che fioriva su Usenet? Perché questo era il newsgroup: cento persone che gridavano dal loro guscio telematico schizzando qualsiasi cosa su una bacheca comune, con la scusante imperdonabile dell?esercizio di stile. E benché mi considerassi un talento combinatorio naturale, una creatura ancipite, un mezzo-esteta-mezzo-oulipien-tutto-Marconi, nondimeno lappavo da quel crogiolo di sconosciuti tutto il piacere di cui avevo bisogno. Eravamo davvero l?ultima avanguardia letteraria del Novecento, i migliori rappresentanti del declino. Postavo e ripostavo racconti sul newsgroup ? un sorso d?aria prima di rituffarmi nella Storia dell?Età Barocca di Croce ? godendomi i commenti di novantanove critici/lettori, mentre il mio inquieto alter-ego, questo novello Herzog defraudato di ogni talento fabulatorio, scriveva lettere piene di domande a Ludwig Wittgenstein. Egregio signor W, sono due giorni che medito la proposizione 5.61 del suo Tractatus. Lei sostiene che la logica pervade il mondo, e che i limiti dell?uno e dell?altra coincidono. Però nella prefazione mi dice che il libro intero sarà compreso solo da chi abbia già espresso quei pensieri che vi sono contenuti, o almeno ne abbia formulato di simili. Era chiaro che quel figlio di puttana si rifiutava di assumere che libro e mondo potessero darsi come identità separate. Non le risulta, caro Ludwig, che il suo pragmatismo nasconda un difetto paurosamente accidentale? Non provava orrore al pensiero che il suo aforisma 5.60 avrebbe prodotto la spaccatura tra noialtri continentali e gente dopotutto perbene come Peirce, Dewey, Putnam, Rorty e quella specie di eretico ritardatario di Santayana? Non trova sommamente anti-wittgensteiniana già solo l?idea di partorire un canone? E? vero che ai tempi di Cambridge Lei si presentava in Facoltà con le calosce da pescatore? Perché vede, qui a Roma noi si fa lo stesso... Le calosce di Wittgenstein, ancora loro. Che ne pensa di Internet, Herr. Ludwig? Qual è, secondo lei, l?immagine logica del www? Scribacchiavo ancora qualche cosa, quindi ciabattavo fino alla cucina per versarmi un succo d?ananas. Pensavo alle calosce. L?abito non fa il monaco, perché le calosce dovrebbero fare il genio? Sorbivo il succo gelido di frigo e poi ? vecchia abitudine profetica ? guardavo i resti nel bicchiere. Il liquame giallastro disegnava una corona. Non trovavo una ragione, un synthomo, una theoria. Sbuffando, andavo a rileggermi l?introduzione di Bertrand Russell al Tractatus. Non ci capiva un cazzo nemmeno lui. Ero costretto ad affidarmi al vago conforto numerologico legato alla data di pubblicazione. Il 1922 era l?anno di Budda vivente di Paul Morand, il capolavoro che precedeva di un lustro lo scialbo Siddharta di Hesse (che combinazione, il libri visti in Poeteria). Era l?anno dei Sonetti a Orfeo e di Oboe sommerso. Perché perdere altro tempo con le proposizioni formali della logica? Io scrivevo racconti su un newsgroup italiano. Aprivo Outlook, e dopo cinque minuti ero là, nella rete sterminata, impegnato in un durissimo scazzo con una testa di minchia che non distingueva Joseph Roth da Philip Roth. |
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#2
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"Fabrizio Patriarca" <f.patriarca> ha scritto nel messaggio
> Esce oggi il mio romanzo "Qualcosa abbiamo fatto". > > Qui su IBS: > > [..] Ma nel romanzo i problemi di Leonardo Marconi poi si risolvono? Se non accade il romanzo è loffio di default, è un puro esercizio di stile in salsa narcisa |
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#3
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Il giorno mercoledì 8 febbraio 2012 15:42:48 UTC+1, Fabrizio Patriarca hascritto:
> Esce oggi il mio romanzo "Qualcosa abbiamo fatto". > > Qui su IBS: > > [..] > > > > Qui su La Feltrinelli: > > [..] > > > > nel libro si parla anche di IAS, vecchio amore. > vi incollo un estratto. Bravo. Mi piace, che qualcuno parli di ias in un romanzo. Ma, in effetti, non lo nomini mai. Perche' ? Perche' non dici papale papale : it.arti.scrivere ? Tanto non ci sarebbe venuto lo stesso nessuno. Certo, non e' fico come Fetish:Footage:Forum, ma sarebbe stato bello lo stesso. Auguri per la pubblicazione. nik56 |
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#4
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On 2012-02-09 14:07:15 +0000, Claudio Bianchini said:
> "Fabrizio Patriarca" <f.patriarca> ha scritto nel messaggio > >> Esce oggi il mio romanzo "Qualcosa abbiamo fatto". >> >> Qui su IBS: >> >> [..] >> > > Ma nel romanzo i problemi di Leonardo Marconi poi si risolvono? Se non > accade il romanzo è loffio di default, è un puro esercizio di stile in > salsa narcisa per la verità? peggiorano, in compenso ci sono un sacco di pompini. :-) fabritio |
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#5
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On 2012-02-09 18:34:46 +0000, Nik56 said:
>> > Bravo. Mi piace, che qualcuno parli di ias in un romanzo. Ma, in > effetti, non lo nomini mai. Perche' ? Perche' non dici papale papale : > it.arti.scrivere ? Tanto non ci sarebbe venuto lo stesso nessuno. Vedo che ho postato il vecchio file. Nell'ultima versione il secondo paragrafo inizia con "Andiamo al 1999". Così ogni paragrafo finisce con "Roth", come "Cristo" nella Commedia, che rima sempre trino, e i capiparagrafo compongono l'acrostico IAS. Dio, quanto amo queste cazzate. > > Certo, non e' fico come Fetish:Footage:Forum, ma sarebbe stato bello lo stesso. Secondo me Umberto Eco lurka IAS, e Crozza lo saccheggia per i suoi monologhi. > > Auguri per la pubblicazione. Non se lo filerà nessuno, come IAS. 438 pagine di EDS. Non se lo filerà nessuno. ciao fabritio |
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#6
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Il giorno venerdì 10 febbraio 2012 03:08:40 UTC+1, Fabrizio Patriarca ha scritto:
> On 2012-02-09 18:34:46 +0000, Nik56 said: > > >> > > Bravo. Mi piace, che qualcuno parli di ias in un romanzo. Ma, in > > effetti, non lo nomini mai. Perche' ? Perche' non dici papale papale : > > it.arti.scrivere ? Tanto non ci sarebbe venuto lo stesso nessuno. > > Vedo che ho postato il vecchio file. Nell'ultima versione il secondo > paragrafo inizia con "Andiamo al 1999". > Così ogni paragrafo finisce con "Roth", come "Cristo" nella Commedia, > che rima sempre trino, e i capiparagrafo compongono l'acrostico IAS. > Dio, quanto amo queste cazzate. Dio, quanto odio queste cazzate. Comunque, dal paragrafo postato, mi sembradecente, se pur inconcludente. > > Certo, non e' fico come Fetish:Footage:Forum, ma sarebbe stato bello lostesso. > > Secondo me Umberto Eco lurka IAS, Ma non dichiaro', una volta, di odiare i forum ? Che erano solo merda, e servivano solo a poveri sfigati per sfogare le loro repressioni ? O poco meno.. > e Crozza lo saccheggia per i suoi monologhi. Mica a ias. A iat. (it.arti.trash) > > > > > Auguri per la pubblicazione. > > Non se lo filerà nessuno, come IAS. > 438 pagine di EDS. > Non se lo filerà nessuno. Vabbeh, e che vuol dire ? Mica lo fai per i soldi, no ? Per la gloria, e' sempre per la gloria. nik56 |
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#7
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Il giorno venerdì 10 febbraio 2012 02:55:01 UTC+1, Fabrizio Patriarca ha scritto:
> On 2012-02-09 14:07:15 +0000, Claudio Bianchini said: > > > per la verità… peggiorano, in compenso ci sono un sacco di pompini. Minchia. Devo prendermelo allora. C'e', sui torrent ? nik56 |
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#8
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On 2012-02-10 10:21:11 +0000, Nik56 said:
> Vabbeh, e che vuol dire ? Mica lo fai per i soldi, no ? > Per la gloria, e' sempre per la gloria. quindici anni fa era per la gloria, adesso è per non ammettere di aver sbagliato carriera. fabritio |
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#9
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On 10 Feb, 03:08, Fabrizio Patriarca <fpatria> wrote:
> On 2012-02-09 18:34:46 +0000, Nik56 said: >> > > > Auguri per la pubblicazione. > > Non se lo filerà nessuno, come IAS. > 438 pagine di EDS. > Non se lo filerà nessuno. > ma che dici, se molto bravo, hai un linguaggio molto intellettual- graffiante. Secondo me, per godere dei favori degli editori e del pubblico, occorre spezzare con un pò di subcultura urbana : )) Ciao mariluna |
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#10
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Il giorno sabato 11 febbraio 2012 00:24:59 UTC+1, Fabrizio Patriarca ha scritto:
> On 2012-02-10 10:21:11 +0000, Nik56 said: > > > Vabbeh, e che vuol dire ? Mica lo fai per i soldi, no ? > > Per la gloria, e' sempre per la gloria. > > quindici anni fa era per la gloria, > adesso è per non ammettere di aver sbagliato carriera. Di carriera fai lo scrittore ? Allora non hai sbagliato la carriera. Sempre meglio che fare il pippo come secondo lavoro. nik56 |
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#11
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On 2012-02-11 07:39:01 +0000, Mariluna said:
> On 10 Feb, 03:08, Fabrizio Patriarca <fpatria> wrote: > ma che dici, se molto bravo, hai un linguaggio molto intellettual- > graffiante. Secondo me, per godere dei favori degli editori e del > pubblico, occorre spezzare con un pò di subcultura urbana : )) >> Ciao > mariluna ciao, e grazie. fabritio |
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#12
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On 12 Feb, 01:59, Fabrizio Patriarca <fpatria> wrote:
> On 2012-02-11 07:39:01 +0000, Mariluna said: >> >> >> >> >> ciao, e grazie. > > fabritio sono andata vedere su link ibs: ma lei ha già pubblicato libri su montale e leopardi? |
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#13
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On 2012-02-12 09:32:14 +0000, DOMACCIA said:
> > sono andata vedere su link ibs: ma lei ha già pubblicato libri su > montale e leopardi? Sì, ma ti prego dammi del tu. Sono un anticio ias-dipendente consumato dalla malinconia. Se ti interessa qui c'è il mio profilo: http://uniroma2.academia.edu/FabrizioPatriarca ciao f. |
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#14
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On 12 Feb, 10:32, DOMACCIA <dominicathedeepb> wrote:
> On 12 Feb, 01:59, Fabrizio Patriarca <fpatria> wrote: >> >> il "lei" segnala il mio rispetto:-)) andata a visualizzare suo profilo. mi giunge come studioso e esperto materie direi.. complimenti sinceri ho osato intervenire x chè mi è saltato in testa osare chiedere: ma xchèlei ( che si definisce malinconico e antico frequentatore di iAS) non azzarda a fare un tomo- di quelli poderosi, direi, con tutti i crismi- sulla poetica della famigerata DOMACCIA frequentatrice di IAS e IAP certo sarebbe qc di estremamente rischioso, ma forse sarebbe l'autore di un vero scoop, chissà mai :-)) come vede risulto temeraria al di là ogni possibile immaginazione( stasera è così.. boh >> >> >> >> sono andata vedere su link ibs: ma lei ha già pubblicato libri su > montale e leopardi? l |
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#15
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On 2012-02-12 18:36:11 +0000, DOMACCIA said:
> > ho osato intervenire x chè mi è saltato in testa osare chiedere: ma > xchèlei ( che si definisce malinconico e antico frequentatore di iAS) > non azzarda a fare un tomo- di quelli poderosi, direi, con tutti i > crismi- sulla poetica della famigerata DOMACCIA frequentatrice di IAS > e IAP > certo sarebbe qc di estremamente rischioso, ma forse sarebbe l'autore > di un vero scoop, chissà mai :-)) > come vede risulto temeraria al di là ogni possibile > immaginazione( stasera è così.. boh ;-) il massimo che mi è riuscito, qualche anno fa, un articolo su un quotidiano per celebrare un certo Andrea B. Privitera (la B. stava per Beniamino). Gli archeologi di IAS dovrebbero ricordarselo. Andreabì, non l'articolo. eheh, su IAP ho postato un paio di commenti, era il pleistocene credo, e mi hanno linciato, ammiro chiunque abbia saputo sopravviverci. fabritio |
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