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#1
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Chiunque prema un PTT in VHF ed UHF ha quasi a disposizione piu' ponti
radio che frequenze simplex, in tempi normali la nostra vita radiantistica e' affollata da ripetitori, ormai se in un condominio ci sono due radioamatori e' quasi doveroso installare un ponte radio condominiale, un link zonale e possibilmente anche una rete troposcatter di quartiere, il fatto che poi tutte queste meraviglie rimangano spesso deserte o quasi e', o parrebbe essere,del tutto secondario. Tutto questo pontificare farebbe pensare che, in caso di necessita', sia possibile sfruttare ponti radio in abbondanza.......purtroppo pero', almeno nel Lazio, mi pare che i fatti stiano ad indicare che quando non sono essenziali i ponti stanno li ad occuparci frequenze mentre quando diventano essenziali essi cadono miseramente, immagino sopratutto per carenza di alimentazione. Forse sarebbe il caso di organizzarsi in maniera seria, assicurandosi che, almeno alcuni ponti possano mantenersi operativi in caso di calamita' naturali prevedendo, tra l'altro: 1- alloggiamenti sicuri anche come resistenza sismica; 2- antenne e supporti di grande robustezza; 3- batterie tampone coibentate e di elevata capacita'; 4- pannelli fotovoltaici e generatori eolici capaci di assicurare l'alimentazione anche nelle peggiori condizioni. Aggiungo che una frequenza nazionale VHF SSB di emergenza ed una frequenza nazionale UHF FM dovrebbero essere stabilite in modo che automaticamente, in caso di emergenza, si possa cercare aiuto nel modo piu' proficuo. Cordialmente aim |
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#2
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Ciao!
Aim wrote: > ...Forse sarebbe il caso di organizzarsi in maniera seria, > assicurandosi che, almeno alcuni ponti possano mantenersi > operativi in caso di calamita' naturali... Trovo che tu abbia assolutamente ragione, il problema è che per mettere in piedi una seria organizzazione di questo genere sarebbe necessario un altrettanto serio coordinamento, che vedo assai difficile da realizzare. Pensi che una cosa del genere si potrebbe mettere in piedi? E come? Sarebbe interessante... Ciao! |
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#3
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Avevo postato una lunga risposta su quella che IMHO sarebbe la soluzione
ottimale, visto che deve essersi persa posto alcune considerazioni minimali: 1- un ponte radio fisso ha veramente senso se serve un'area ragionevolmente vasta, poiche' le condizioni di propagazione variano e' evidente che dei ponti radio ubicati in zone particolarmente favorevoli implicano quasi automaticamente una certa parsimonia nel distribuire i ponti in giro per l'Italia (altrimenti si disturbano l'un l'altro), parimenti emerge la necessita' di poter disporre per le emergenze anche di ponti mobili di buona affidabilita' ed autonomia da poter collocare dove i ponti "principali" arrivano male o non arrivano o sono saturi; 2- i ponti ubicati in aree "strategiche" (vette) potrebbero essere usati anche per accogliere strumenti meteo, telecamere antincendio, sensori di inquinamento atmosferico etc. questi usi aprirebbero la via a possibili intese e cofinanziamenti con parchi regionali, nazionali etc. con la Forestale, con enti metereologici statali o privati; 3- i ponti ubicati sulle vette sono normalmente esposti a venti abbondanti, una turbina da 300 W ed un parco batterie di buon amperaggio potrebbero garantire un'autonomia pressoche illimitata. Cordialmente aim |
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#4
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On Sun, 26 Feb 2012 01:54:06 +0100, aim (Aim) wrote:
>3- i ponti ubicati sulle vette sono normalmente esposti a venti >abbondanti Anche a disturbi abbondanti, un po' piu' difficili da evitare. |
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#5
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Paolo Zaffi I4EWH - N8FK ha scritto:
> On Sun, 26 Feb 2012 01:54:06 +0100, aim (Aim) wrote: > >3- i ponti ubicati sulle vette sono normalmente esposti a venti > >abbondanti > Anche a disturbi abbondanti, un po' piu' difficili da evitare. Un buon inizio sarebbe quello di evitare la sovrapopolazione di ripetitori, poi IMHO i toni di accesso rimangono sempre un buon aiuto. Rimango poi dell'idea che le frequenze siano anche un patrimonio e che dovremmo attrezzarci per difenderle, IMHO le possibilita' tecniche e giuridiche ci sono tutte, certo questo vale se non ci disturbiamo tra di noi, installando ponti, alla fine dei conti, troppo vicini. Cordialmente aim |
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#6
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Ciao! Scusa il ritardo, ero via...
Aim wrote: > 1- un ponte radio fisso ha veramente senso se serve un'area > ragionevolmente vasta, poiche' le condizioni di propagazione variano e' > evidente che dei ponti radio ubicati in zone particolarmente favorevoli > implicano quasi automaticamente una certa parsimonia... in effetti tipicamente i ponti coprono aree piuttosto ampie, a volte fin troppo direi. Alle frequenze tipicamente impiegate la propagazione non ha grossi effetti sulle comunicazioni di carattere locale, ma gli E sporadici & affini fanno danni... però è anche vero che si tratta di fenomeni caratterizzati da bassa probabilità, estrema variabilità e breve durata; più che cercare di rendere impossibile il disturbo reciproco, credo sia meglio cercare una certa ridondanza, che ha anche il vantaggio di contrastare gli effetti di eventuali guasti (in fin dei conti, stiamo parlando di ponti radio amatoriali, economici o addirittura caserecci!). > parimenti emerge la necessita' di poter disporre per le emergenze anche di > ponti mobili di buona affidabilita' ed autonomia ... hai ragione, ma apparati di questo genere hanno bisogno di un furgone o camper per portarli in giro, altrimenti servono a poco - e mantenere in costante efficienza un ponte mobile non è certo cosa priva di costo! > 2- i ponti ubicati in aree "strategiche" (vette) potrebbero essere usati > anche per accogliere strumenti meteo, telecamere antincendio, sensori di > inquinamento atmosferico etc. ... sarebbe interessante, ma non so se un servizio pubblico si possa affidare per il normale esercizio ad una rete di apparati amatoriali, credo che si presenterebbero sia problemi pratici che legislativi. > 3- i ponti ubicati sulle vette sono normalmente esposti a venti > abbondanti, una turbina da 300 W ed un parco batterie di buon amperaggio > potrebbero garantire un'autonomia pressoche illimitata. credo che andrebbero bene anche dei pannelli solari, che sono probabilmente meno soggetti ai guasti di una turbina con i suoi organi meccanici in movimento; ma, in ogni caso, la manutenzione chi la fa? E, soprattutto, chi la paga? :) Ciao! |
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#7
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i3HEV, mario ha scritto:
cut Le mie cognizioni radiantistiche gia' misere diventano miserrime quando si trata di propagazione in VHF, in generale ho riscontrato pero' che, specie in estate, la portata di ponti come quello Laziale di Campo Catino (situato oltre i 2.000 m) si estende sino a toccare facilmente Palermo. Comunque anche la ridondanza ben venga, anzi sarebbe un'ottima cosa, basta che sia ben fatta, impegni zone ben definite e non eccessive dell'etere e non vi siano disturbi tra ponti contigui. Per i ponti mobili, le possibilita' sono molto estese, in generale i pesi e volumi maggiori sono dovuti alle batterie, utilizzando delle batterie al PB (3 batterie da 60A) si avrebbero pesi complessivi nell'ordine dei 70/80 Kg mentre l'adozione di batterie ai polimeri di litio, celle a combustibile etc. innalzerebbe il prezzo ma abbasserebbe drasticamente i pesi rendendo il ponte probabilmente trasportabile anche con una singola moto da cross. In generale, non vedo perche' un servizio pubblico non possa cooperare con dei privati, specie se si tratta di associazioni senza fini di lucro. Ho pensato all'eolico perche' mi pare piu' resistente alle perturbazioni atmosferiche, specie nevose, in ogni caso credo che esistano dei parametri consolidati su cui si possa stabilire se il solare, l'eolico o altro siano le soluzioni migliori. Riguardo ai pagamenti; dei ponti radio costruiti in grande serie da radioamatori costerebbero relativamente poco, anche la parte manutentiva, almeno per quanto riguarda i pezzi di ricambio, troverebbe giovamento in modelli unificati di ripetitore, riguardo alle spese di manutenzione, gia' oggi chi li mantiene lo fa a sue spese mentre dei ponti concepiti, realizzati e posizionati "professionalmente" potrebbero, almeno qualche volta, avere contributi di privati, provincia, regione, enti parco etc. , si tratterebbe di poche centinaia di Euro/anno per ponte, spese alla portata persino di un piccolo comune. Cordialmente aim |
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#8
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i3HEV, mario ha scritto:
cut a proposito di ripetitori mobili guarda questo che si e' costruito. http://www.youtube.com/watch?v=aMRLySe2mDY Cordialmente aim |
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#9
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Aim wrote:
> ...non vedo perche' un servizio pubblico non possa cooperare con > dei privati, specie se si tratta di associazioni senza fini di lucro. ... il punto è che un servizio pubblico deve dare delle precise garanzie di affidabilità e svolgimento del servizio (esiste una stringente normativa europea in merito, e i servizi di telecomunicazioni vi rientrano) che un'associazione amatoriale, per quanto brava e seria, non può dare. Ciao! |
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#10
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cut
Non proponevo un sistema di ponti radioamatoriali / pubblici ma un sistema meglio cordinato di ponti radioamatoriali ubicati in siti geograficamente dominanti, in questi "shelter" potrebbero essere anche ospitate attrezzature di enti diversi, ad esempio uno shelter posto sulla sommita' del monte Tarino potrebbe anche ospitare dei mast con camere IIR antincendio collegate via data link alla sala operativa dell'ente parco dei monti Simbruini, in questo caso la collaborazione sarebbe: 1- l'ente parco autorizza l'installazione del ponte; 2- i guardiaparco effettuano la vigilanza ???; 3- i radioamatori gestiscono e manutenzionano il ponte VHF amatoriale concepito pero' in modo professionale ed in modo che in caso di calamita' lo stesso funzioni comunque assicurando le comunicazioni di emergenza; 4- l'ente parco utilizza lo shelter per installarvi un paio di camere IIR antincendio e relativi data link di sua scelta (UHF, SAT, cavo, galoppino che porta dei floppy correndo etc.) e magari un ripetitore per le loro frequenze; 5- altri enti (Es. AMI) potrebbero essere interessati a far ospitare attrezzature meteo con i loro data link etc.. Alla fine dei conti i radioamatori potrebbero essere IMHO al massimo responsabili della corretta messa in sito dello shelter e della fornitura di energia. Cordialmente aim |
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#11
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> Alla fine dei conti i radioamatori potrebbero essere IMHO al massimo
> responsabili della corretta messa in sito dello shelter e della fornitura > di energia. Violeresti cosi' tante norme che la meta' bastano. Giulia |
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#12
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Giulia ha scritto:
> > Alla fine dei conti i radioamatori potrebbero essere IMHO al massimo > > responsabili della corretta messa in sito dello shelter e della fornitura > > di energia. > Violeresti cosi' tante norme che la meta' bastano. > Giulia Potresti darmi un'accenno delle norme che sarebbero violate? Cordialmente aim |
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#13
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> Potresti darmi un'accenno delle norme che sarebbero violate?
ad es la ex 46/90 , ma essendo quello un luogo di lavoro (per gli altri che ne fanno uso professionale), tutte quelle che regolamentano i luoghi di lavoro, essendoci ponti non amatoriali il sito sarebbe soggetto a verifica dell inquinamento elettromagnetico .....direi di fermarmi qui! Meglio soli o ospiti di altri in questi casi. Giulia |
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#14
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Ciao!
Aim wrote: > Non proponevo un sistema di ponti radioamatoriali / pubblici ma un sistema > meglio cordinato di ponti radioamatoriali ubicati in siti geograficamente > dominanti, in questi "shelter" potrebbero essere anche ospitate > attrezzature di enti diversi... ah, ok, avevo capito altro... anche così, però, devi considerare che chi accede ad un ambiente per lavoro deve avere certe garanzie (tecniche, di sicurezza e igiene ambientali e così via) che una associazione di radioamatori difficilmente può essere in grado di dargli a causa dei costi elevati. Già solo i DUVRI ("documento unico di valutazione dei rischi interferenti") sarebbero un problemino mica da ridere, per non parlare della sicurezza elettrica, della valutazione dei campi elettromagnetici e via discorrendo... Ciao! |
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#15
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Giulia ha scritto:
Scusa ma le possibilita' sono tantissime, si va dallo shelter militare certificatissimo che magari rimane di proprieta' militare ospitandoci, sino al "bussolotto" civile che puo' benissimo avere tutte le certificazioni (anche perche' in caso di costruzione in serie "professionale" si hanno delle economie di scala), senza contare che il sito puo' essere compartimentato "ad arte" riguardo alle emissioni EMC, immagino non sarebbe il primo data link che l'AMI installa, idem per le altre strutture tipo pompieri, forestale, enti parco etc. e se riescono a rispettare le leggi nelle loro installazioni non vedo perche' questo debba diventare impossibile in installazioni condivise, casomai il problema e' far funzionare bene in poco spazio tante cose diverse ma se ci riescono sulle navi o sugli aerei (con potenze per noi mostruose) magari si puo' fare pure per uno shelter. Cordialmente aim |
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