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#1
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http://www.repubblica.it/cronaca/201...anza-30199774/
Per i consulenti a partita Iva una voce prevede che il rapporto di lavoro possa terminare se la lavoratrice rimane incinta e la condizione "non permetta il regolare adempimento delle obbligazioni". Ecco il testo del punto 10 del contratto di consulenza: "Nel caso di sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore od altre cause di impedimento insorte durante l'esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest'ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore". |
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#2
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Erasmo da Rotterdam, rischiando una denuncia penale, ha osato scrivere:
> Per i consulenti a partita Iva una voce prevede che il rapporto di > lavoro possa terminare se la lavoratrice rimane incinta e la > condizione "non permetta il regolare adempimento delle obbligazioni". e il problema quale sarebbe? Se sei un avvocato e il tuo restare incinta ti impedisce di seguire un cliente, pretendi forse che il cliente paghi anche il tuo non-poter-svolgere la tua professione? |
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#3
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Il 20/02/12 17.15, Erasmo da Rotterdam ha scritto:
> [..] > > Per i consulenti a partita Iva una voce prevede che il rapporto di lavoro > possa terminare se la lavoratrice rimane incinta e la condizione "non > permetta il regolare adempimento delle obbligazioni". > quindi domani io chiamo l'idraulico e questo mi risponde: no, non posso venire perche' sono malato pero' mi paghi lostesso? |
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#4
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On Feb 20, 5:15 pm, era...@people.it (Erasmo da Rotterdam) wrote:
> [..]... > > Per i consulenti a partita Iva una voce prevede che il rapporto di lavoro > possa terminare se la lavoratrice rimane incinta e la condizione "non > permetta il regolare adempimento delle obbligazioni". [cut] >convenute nella presente, quest'ultima > potrà essere da noi > risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore". Ti rispondo come che lavora con questi contratti ma non sono uno che si piange addosso per reclamare diritti a cui invece non si ha diritto o che fa facile demagogia. Sai qual è il vero problema? E' che questo contratto è "giusto". Se tu sei un artigiano che lavora in proprio nessuno ti paga gravidanza, malattie, ferie e così via. Quindi sarebbe corretto tutto ciò. Però... Un artigiano o un professionista mette via ogni mese il 20-30% dello stipendio, o anche di più, e non lo tocca o spende o neppure investe ma lo conservi per tutti i periodi "neri" (mancanza di lavoro, malattia e via andando). Di conseguenza se fai un lavoro del valore di "1'000 euro al mese" non chiedi 50 euro netti al giorno come sarebbe il netto di chi fa quel lavoro. Ma almeno 80. O anche 200/300 se è una prestazione di una giornata e basta e il giorno dopo non sai di che mangerai!! Invece al giorno d'oggi stanno dando sempre più "contratti di consulenza a partita iva" a gente che fa lavoro che all'atto pratico è subordinato, e con stipendi di chi ha le tutele di un subordinato. E questo è inaccettabile. Se i datori di lavoro vogliono la libertà più completa dal loro dipendente (come è loro diritto!) devono farlo pagando quanto giusto a chi sbriga il lavoro. Vuoi che io lavori per te con la possibilità di lasciarmi a casa se mi rompo una gamba?? Io ci sto, ma sono almeno 300 euro/mese in più. E la cosa più scandalosa è che spesso avviene per le figure più qualificate. Dove lavoro io segretarie e dei tecnici che fanno un lavoro "meccanico" per cui basta una scuola triennale hanno al primo giorno di lavoro un contratto a tempo indeterminato, 35 ore settimanali, malattia, gravidanza, contributi pensionistici, illicenziabilità qualsiasi cosa accada e via dicendo. Più 13esime, 14esime, partecipazione agli utili di reparto e via andando. Dall'altra parte c'è gente con un dottorato di ricerca in radiochimica che viene presa con co.co.pro, partita iva, ""borse di studio"" e affini. Diritti nessuno? 35 ore settimanali??? Pfui! Fanno a turno a chi viene alle 5 di mattina a far partire la produzione necessaria al funzionamento quotidiano del reparto (mica ricercatori che stan lì a meditare...gente che senza di loro si blocca tutto!!!). Escono solo quando han finito. Da contratto il loro stipendio va appositamente approvato dal capo mese per mese. (alla faccia della ricattabilità!!!). Gravidanza?? Non mi pare che sia concesso pronunciare questa parola!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (faccio notare che per costoro un contratto a tempo determinato propriamente detto andrebbe già benissimo, dato che ha il 99% delle tutele di quello di un indeterminato) E i sindacati scioperano per l'articolo 18. Se si può. c'ha ragione Renzi quando dice che la cgil non ha iscritto un giovane che sia uno. |
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#5
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Il 20/02/2012 17:27, Luca85 ha scritto:
> E i sindacati scioperano per l'articolo 18. Se si pu�. c'ha ragione > Renzi quando dice che la cgil non ha iscritto un giovane che sia uno. Hai detto alcune cose condivisibili e altre giuste ma, scusami, non ho capito sull'Art.18 come la pensi. Potresti spiegare meglio? Grazie. C. |
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#6
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Alessandra R. ha scritto:
> Erasmo da Rotterdam, rischiando una denuncia penale, ha osato scrivere: > > Per i consulenti a partita Iva una voce prevede che il rapporto di > > lavoro possa terminare se la lavoratrice rimane incinta e la > > condizione "non permetta il regolare adempimento delle obbligazioni". > e il problema quale sarebbe? > Se sei un avvocato e il tuo restare incinta ti impedisce di seguire un > cliente, pretendi forse che il cliente paghi anche il tuo > non-poter-svolgere la tua professione? Ma almeno l'avvocato mantiene il suo posto. |
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#7
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On Feb 20, 5:08 pm, "Alessandra R." <ale> wrote:
> Se sei un avvocato e il tuo restare incinta ti impedisce di seguire un > cliente, pretendi forse che il cliente paghi anche il tuo > non-poter-svolgere la tua professione? Che l'avvocato libero professionista è imprenditore di se stesso, decide quanti giorni la settimana lavorare o se al mercoledì andare a sciare, come più gli aggrada. In più... è noto che gli avvocati non ti chiedano esattamente due lire come onorario. Certo, molto del costo che fan pagare è quello che ci marciano o il costo delle sovrastrutture orpellose. Ma in parte è anche il costo di "pararsi il culo" per i periodi di magra, di pagarsi la malattia e così via. Se sei assunto come se fossi un dipendente, con tutti gli obblighi del dipendente, ma con un contratto da libero professionista, senza alcuna garanzia, ma con stipendio da dipendente... non va bene! |
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#8
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Erasmo da Rotterdam, rischiando una denuncia penale, ha osato scrivere:
> Ma almeno l'avvocato mantiene il suo posto. mantiene lo status di avvocato, esattamente come il consulente mantiene il suo status, ma NON il lavoro. Tornando all'esempio dell'avvocato: se fosse impossibilitato/a a svolgere il suo lavoro, per qualsivoglia motivo (gravidanza inclusa), il cliente potrebbe decidere di revocargli il mandato e affidarlo a qualcun altro. |
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#9
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Luca85 ha scritto:
.... Condivido tutto. .... > ricattabilità!!!). Gravidanza?? Non mi pare che sia concesso > pronunciare questa parola!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ma chi decide queste cose è nato anch'egli da donna gravida o è uscito da un uovo? > (faccio notare che per costoro un contratto a tempo determinato > propriamente detto andrebbe già benissimo, dato che ha il 99% delle > tutele di quello di un indeterminato) Tranne se vai a richiedere del credito in giro. Strozzini a parte. |
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#10
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Il giorno lunedì 20 febbraio 2012 18:06:12 UTC+1, contro( ha scritto:
> Hai detto alcune cose condivisibili e altre giuste ma, scusami, non ho > capito sull'Art.18 come la pensi. Penso intenda, e sono d'accordo, che "l'art. 18" sia il solito slogan da sindacato, concausa dei problemi di cui sopra. |
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#11
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Luca85, rischiando una denuncia penale, ha osato scrivere:
> Se sei assunto come se fossi un dipendente questo è un altro discorso. Ma non stavamo parlando di questo caso, MI PARE. |
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#12
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On Feb 20, 6:06 pm, "contro(" <contro28_fatti_m> wrote:
> Hai detto alcune cose condivisibili e altre giuste ma, scusami, non ho > capito sull'Art.18 come la pensi. > > Potresti spiegare meglio? > Per me potrebbero toglierlo all'istante. Ma più che altro come cosa simbolica, all'atto pratico non cambierebbe niente. L'articolo non è così male e non "oppressivo" per il datore di lavoro, al contrario di quel che dicono alcuni. Dall'altro lato molto spesso è stato applicato in maniera estremamente oppressiva contro gli imprenditori. (perchè si può licenziare eccome per l'articolo 18, non solo se il dipendente se lo merita, ma pure se non se lo merita ma purtroppo c'è un valido motivo) All'atto pratico sappiamo come va di solito. C'è gente che ha rubato parecchio sul lavoro ed è stata reintegrata, fannulloni che non han mai lavorato un giorno che però sono intoccabili perchè se no i sindacati scendono in piazza etc...etc... Insomma... è molto complicato! L'importante per me è cambiare il mercato del lavoro. Lasciare molta flessiblità e fare in modo che diventi normale cambiare lavoro e azienda. Ma senza che questo voglia dire necessariamente precariato. Ho conosciuto dei Finlandesi e per loro è normale cambiare azienda ogni 3 anni o giù di lì. Ma van cambiati anche tutti gli ammortizzatori. Perchè TUTTI (datori di lavoro e dipendenti) son saltati in aria quando han detto: "mah...sarebbe da togliere la cassa integrazione straordinaria". Ma se ci si pensa bene...Tenere dei lavoratori in cigs significa pagare dei lavoratori per non lavorare dopo ANNI che una ditta è fallita, non burocraticamente ma all'atto pratico. Non ci son speranze di ripresa in quella ditta. Se quel lavoro non è più utile perchè accanirsi. Tu daresti fondi statali a una ditta produttrice di macchine da scrivere nel 2012 perchè "se no lasciamo a casa 100 dipendenti". Non è che nel 2013 c'è da aspettarsi che ne venderanno di più... Meglio lasciar fallire la ditta e lasciare a casa quelle persone e spendere gli stessi soldi in una maniera tale che faccia in modo che costoro possano trovare un altro lavoro. |
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#13
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Il 20/02/12 17.27, Luca85 ha scritto:
> > E la cosa più scandalosa è che spesso avviene per le figure più > qualificate. > Dove lavoro io segretarie e dei tecnici che fanno un lavoro > "meccanico" per cui basta una scuola triennale hanno al primo giorno > di lavoro un contratto a tempo indeterminato, 35 ore settimanali, > malattia, gravidanza, contributi pensionistici, illicenziabilità > qualsiasi cosa accada e via dicendo. Più 13esime, 14esime, > partecipazione agli utili di reparto e via andando. mi sa che stai un po' esagerando, neanche gli statali lavorano 35 ore alla settimana poi che la cosa scandalosa è che ci siano dei lavoratori subordinati spacciati per consulenti siamo daccordo |
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#14
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Il 20/02/12 18.40, Luca85 ha scritto:
> Insomma... è molto complicato! > L'importante per me è cambiare il mercato del lavoro. Lasciare molta > flessiblità e fare in modo che diventi normale cambiare lavoro e > azienda. Ma senza che questo voglia dire necessariamente precariato. Non necessariamente precariato ma sicuramente ricatto: del tipo straordinari non pagati, ragazze che devono andare a letto con l'amministratore delegato, norme di sicurezza non rispettate ecc e guai a chi parla |
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#15
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On Feb 20, 6:42 pm, "Paolo C." <paoddlo> wrote:
> mi sa che stai un po' esagerando, neanche gli statali lavorano 35 ore > alla settimana Ricrediti! Guarda il contratto degli amministrativi nelle università. E il contratto dei tecnici di radiologia/infermieri/OSS e affini negli ospedali (pubblici e privati). Poi questi magari ne lavorano 40, 45 o giù di lì... Ma son pagati come straordinari!!! |
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